No TF!

La formula Time For (TF) esiste ancora? Chi è disposto a praticarla?Iniziamo col definire cosa essa sia e le sue caratteristiche principali: come dice il nome stesso, si presta del tempo in cambio di qualcosa. Fino a qua non c’è nulla di particolare, anche un operaio presta il suo tempo in cambio dello stipendio. E’, appunto, sul tipo di retribuzione che il TF si differenzia dalle forme “normali” di retribuzione perché non è previsto un compenso economico bensì delle stampe (Time For Print), un disco o comunque l’invio delle fotografie definitive (Time For CD), oppure una generica forma di visibilità su specifici canali come editoriali, social network, locali pubblici ecc (Time For *)
In linea di principio, il TF è una sorta di collaborazione eccezionale in cui entrambe le parti decidono di lavorare insieme e di accollarsi le spese senza gravare su soggetti terzi. Ci si potrebbe chiedere chi mai è disposto a offrire il suo lavoro senza ricevere una remunerazione adeguata. Soprattutto agli inizi capita che il fotografo o la modella decidano di investire delle energie per farsi conoscere, elaborare un portfolio e fare esperienza nella prospettiva futura di “recuperare” questo investimento con lavori retribuiti e delle entrate economiche maggiori. In altri termini, si deve pur iniziare dalla gavetta e non si possono pretendere compensi già dalla prima esperienza.
In linea teorica non ci sono problemi, entrambe le parti “portano a casa” qualcosa che soddisfa e ripaga il lavoro.
I problemi iniziano quando si deve decidere il momento per non accettare più collaborazioni in TF. Naturalmente non si può lavorare gratis per sempre o ricevere in cambio visibilità a vita, le bollette si devono pur pagare. Purtroppo sempre più frequentemente il periodo della gavetta è ristretto, addirittura stanno aumentando i casi in cui si pretende un compenso fin dal primo impegno. In rete, su piattaforme dedicate all’incontro tra fotografi e modelle o semplicemente sui social network, è un pullulare di annunci di ricerca di collaborazioni in cui è sempre specificato che non si lavora in TF. Per correttezza si deve sottolineare che questo costume è maggiormente diffuso tra le modelle o aspiranti tali piuttosto che tra i fotografi. I quali quasi fanno a gara a rispondere positivamente ad annunci di “modelle” che vogliono solo il TF. Questa situazione lascia molto perplessi perché sono i soggetti che hanno dovuto sostenere le minori spese iniziali a non accettare questa formula, ma a pretenderla nel caso si trovino loro ad aver necessità di un lavoro. Andiamo più nel dettaglio della situazione: un aspirante fotografo deve accollarsi le spese per acquistare l’attrezzatura fin dal primo scatto, certamente non si parla di corredi fotografici da decine di migliaia di Euro, ma certamente sono cifre non così trascurabili. Si deve tenere anche in considerazione il tempo che egli dedicherà alla post produzione delle immagini, il quale, certamente, sarà di parecchie ore per via della inesperienza nell’utilizzo di software di elaborazione di immagini digitali e i vari aspetti da correggere. Non si devono neppure dimenticare le ore necessarie per l’allestimento e lo smantellamento del set e delle attrezzature. In altre parole, il lavoro del fotografo non termina con la conclusione del set, ma inizia molto prima dello scatto e continua dietro le quinte e questo spesso non viene percepito dalla controparte. Nel caso della modella, al contrario, se si escludono i tempi del viaggio (previsti anche per il fotografo) il lavoro si conclude con il termine della sessione fotografica. Anche sotto l’aspetto dell’investimento iniziale non c’è paragone perché la ragazza non ha necessità di acquistare attrezzature costose, bensì sono sufficienti i capi d’abbigliamento già in suo possesso, i prodotti per il trucco e parrucco (spesso a questi aspetti è lo stesso fotografo a provvedere) e le spese “estetiche”. Se si sommano tutte queste uscite si raggiunge solo una minima frazione della totalità dell’investimento sostenuto dal fotografo, senza contare che questi costi sussistono anche se non si vuole posare, ergo non sono una spesa direttamente collegata alla fotografia.
Nonostante questo squilibrio, il paradosso descritto in precedenza resta in essere. Nessuno sta sostenendo che si debba lavorare gratis a tempo indeterminato, bensì si deve avere l’intelligenza e il buon senso per capire se si hanno veramente l’esperienza e la professionalità per pretendere un compenso, il quale deve essere adeguato alla qualità della prestazione.
Un altro punto importante è il rispetto delle regole fiscali. Per diversi mesi è stata posta una domanda molto precisa sotto svariati annunci di ragazze che si propongono come modelle non accettando TF: “Fattura o ritenuta d’acconto?”. Le risposte, quando ci sono state, sono state molto variegate, si passa dal “Rispondo in privato” a “Fatti gli affari tuoi”, da “Non me lo hanno mai chiesto” a “Non so come si fa”, tutte queste affermazioni si possono riassumere con l’assoluta mancanza di documentazione fiscale a seguito del compenso ricevuto. Quindi, in altre parole, queste “modelle” chiedono cifre da professionisti senza avere le spese che la professione comporta. Tale pratica così diffusa è assolutamente deprecabile perché, oltre a nuocere alla collettività, rafforza l’idea che si possono chiedere compensi astronomici senza essere dei veri professionisti. Naturalmente la colpa è anche di chi accetta di pagare certe cifre ad una “modella presso modella” soprattutto senza pretendere una adeguata documentazione fiscale.
Una critiche che spesso viene mossa alle idee poc’anzi espresse risiede nel fatto che se si dovessero pagare le tasse si dovrebbero chiedere cifre ancor più alte o andare -addirittura?- in perdita. La risposta è molto semplice e conclusiva: se tutti pagassero le tasse, esse sarebbero più basse per tutti. Non dimentichiamo che lo stesso ragionamento non vale quando è la ragazza a rivolgersi ad un professionista, perché verrà certamente preteso di lavorare in TF.
Come già brevemente anticipato nelle righe precedenti, quando i ruoli si invertono, cambia l’intera dinamica. Prendiamo come esempio i diversi gruppi fotografici presenti su Facebook che hanno l’obiettivo di far incontrare modelle fotografi per sviluppare delle collaborazioni.
Se è la ragazza a richiedere delle foto, sarà ben chiaro che lei vuole solo il TF, non è disposta a pagare il fotografo. Eppure, sotto questi post, vi è la ressa di soggetti pronti a lavorare gratis per realizzare scatti decisi esclusivamente dalla ragazza, dove il fotografo è ridotto a un mero strumento privo di intelligenza libertà di espressione.
Come mai esiste questo divario? E, soprattutto, perché il fotografo dovrebbe precipitarsi a lavorare gratis quando la modella o presunta tale evita come la peste il TF?

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