Da anni oramai siamo abituati ad avere una fotocamera su innumerevoli dispositivi dei quali non ci separiamo mai, neppure durante il sonno.

Al tempo stesso è aumentata in modo esponenziale la “necessità” di condividere col mondo questi scatti: i gruppi Facebook che si occupano di fotografia spuntano come funghi, spesso utilizzando nomi altisonanti che fanno pensare ad una elevata qualità fotografia. Come stanno realmente le cose?

Basta far parte di alcuni gruppi inerenti alla fotografia per avere una idea precisa della realtà: salvo rarissime eccezioni, questi ambienti virtuali sono popolati da utenti che hanno acquistato la fotocamera al “grande magazzino” e scattano all’impazzata ad ogni cosa, quasi fossero sotto l’effetto di sostante eccitanti. Naturalmente la reflex viene usata rigorosamente in automatico.
Inizialmente questa “smania” di immortale ogni inezia e immediatamente rendere partecipe il mondo intero può essere giustificata con l’eccitazione di avere un nuovo giocattolo e di mostrarlo agli altri bambini. Dopo qualche tempo, però, questo atteggiamento deve cedere il passo ad una mentalità più razionale e volta ad una conoscenza sempre maggiore del mondo fotografico perché è assolutamente necessario conoscere le basi per evitare di pubblicare certi “capolavori” sempre con firma in bella vista quasi fosse essa stessa il soggetto. Si potrebbe, altresì, affermare che non è necessaria neppure una minima conoscenza per capire che certi scatti vanno cestinati (spesso neppure realizzati) invece di renderli di dominio pubblico, basta il buonsenso.
Una situazione, sempre più diffusa, è la pubblicazione di immagini fotografiche con la dicitura “critiche e consigli” (abbreviata con “C&C”) con la quale l’autore pubblica il suo lavoro richiedendo il parere dei membri del gruppo al fine di migliorare la propria tecnica. Questo è il vero spirito e scopo dei gruppi Facebook di natura fotografica: condividere le immagini per ricevere critiche e commenti da parti di persone più competenti e di maggiore esperienza, al fine di incrementare il proprio bagaglio cultura e realizzare scatti sempre migliori. In verità, i gruppi hanno anche la funzione di “esporre” le opere di fotografi competenti per apprezzarne il lavoro, una sorta di esposizione virtuale accessibile 24 ore al giorno e senza biglietto di ingresso.
Questa è la teoria o, se vogliamo, come andrebbero le cose nella Città di Utopia se Tommaso Moro avesse potuto immaginare i social network e la fotografia. Veniamo ora alla realtà dei fatti.
Se da un lato si ricercano “critiche e consigli per migliorarsi”, quando si ottengono, si perde completamente lo spirito iniziale per scadere in comportamenti infantili: “[quel determinato aspetto/errore] è voluto”, “volevo farla così”, “a me piace in quel modo” sono solamente alcuni esempi di risposte da parte dell’autore ai tanto agognati e ricercati C&C. L’apice di questo costume è la frase “Se non ti piace, passa oltre” che riassume perfettamente lo spirito con cui l’autore pubblica le proprie immagini: “la foto è perfetta così, se non sei d’accordo significa che non capisci nulla di fotografia” (commento scritto realmente in un gruppo Facebook ad una analisi oggettiva fatta dallo scrivente). Perché si richiedono interventi per poi non accettarli? O, almeno, si potrebbe rispondere in modo articolato?
Un ulteriore problema, frutto anch’esso delle dinamiche sopracitate, risiede nella interpretazione distorta dei commenti: scrivere che una immagine presenta degli aspetti migliorabili, non comporta offesa o mancanza di rispetto, bensì è un aiuto rivolto all’autore della fotografia e, indirettamente, a tutti i lettori. Parecchie volte è capitato di leggere risposte frutto di questa lettura errata. Troppo spesso ci si imbatte in repliche a commenti in cui l’autore del consiglio viene additato come “saccente”, “superbo”, “pieno di sé” solamente perché non è entusiasta della fotografia in questione e si è permesso di dare dei consigli per migliorare gli scatti futuri.
Ogni gruppo Facebook deve avere almeno un amministratore che gestisca i contenuti condivisi e gli utenti, una figura esperta e competente in materia, la quale mette a disposizione il suo tempo per creare un ambiente proficuo per tutti i membri, dai meno esperti fino ad arrivare ai professionisti. Purtroppo Utopia esiste sono nel romanzo “Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia”. La realtà dei fatti è molto diversa. Gli amministratori, spesso, sono gli stessi “fotografi in automatico” i quali si improvvisano esperti in materia e hanno la pretesa di gestire altri neofiti: tralasciando la gestione tecnica dei gruppi la quale richiede delle competenze specifiche, è davvero impensabile dare dei consigli e capirne di una materia della quale non si hanno neppure le nozioni base. Questo atteggiamento provoca continui malumori all’interno del gruppo stesso perché i meno esperti, i pochi che veramente vogliono migliorarsi, non ricevono consigli giusti, mentre i fotografi esperti vedono snobbare il proprio lavoro o ricevere delle critiche basate su concetti errati. Non a caso, si vedono amministratori esaltare come opere d’arte fotografie prese sul web e, cosa ancor più grave, non riconoscono dei veri capolavori di autori famosi e si crede che siano il risultato del lavoro di chi ha pubblicato nel gruppo l’immagine in questione. Il web è davvero pieno di sorprese: non molto tempo fa, in un gruppo dedicato alla fotografia con circa 2300 ospiti, un utente ha pubblicato una fotografia di Duke Ellington mentre tiene in mano tre Grammy Awards. L’amministratore, non solo non ha riconosciuto il famoso compositore americano (nonostante la didascalia facesse chiari riferimento ad un “duca”), ma ha addirittura premiato l’immagine in questione come “uno tra i migliori scatti della giornata”. La questione è diventata surreale quando l’autore del post ha spiegato di aver preso la fotografia in rete, a quel punto l’amministratore ha comunicato l’annullamento del premio perché il regolamento del gruppo vieta di pubblicare foto prese dal web.
Si potrebbe essere indotti a pensare che queste “sviste” e, in generale, un atteggiamento sbagliato siano prerogative dei gruppi piccoli, non direttamente collegati a noti marchi della fotografia. Anche in questo caso, la logica trae in inganno. Accade, appunto, sui gruppi più importanti che si creino dei “sottogruppi” composti da amici degli amministratori o di un autore i quali hanno lo scopo di difendere ogni pubblicazione fatta da questi soggetti, indipendentemente dallo spessore artistico e tecnico delle fotografia in questione. Essi, inoltre, godono di una sorta di immunità, ergo il regolamento per essi non esiste: possono pubblicare “contenuti vietati” senza che nessuno intervenga, neppure su segnalazione esplicita.
Nel momento in cui un membro di un gruppo si fa notare per la sua esperienza e competenza, aiuta i meno esperti con critiche costruttive, pubblica i suoi lavori come “esempio”, gli amministratori si sentono “detronizzati” e iniziano una campagna diffamatoria nei suoi confronti con giudizi non dettati dal cervello, bensì dalla pancia. In numerosi casi si arriva all’allontanamento coatto del soggetto “disturbatore” e lo status quo viene ristabilito come anche i “rapporti di potere” tra amici degli amministratori e “gente comune”. Circa un anno fa è capitato di assistere ad una di queste battaglie: tutto ebbe inizio quando un membro del gruppo osò non esaltare una immagine di un fotografo conosciuto nel gruppo e che gode dei privilegi di “amico degli amministratori”. Il commento in questione non era né offensivo né soggettivo, bensì si limitava a far notare l’incoerenza delle luci nella fotografia notturna, invitando l’autore a correggere questo aspetto per migliorare l’intera immagine. Subito dopo si scatenò la macchina del fango attuata dagli adepti dell’autore, arrivando addirittura a insulti ed offese dirette alla persona fisica e ai suoi stretti familiari. In più occasioni l’autore del commento non allineato venne invitato a mo’ di scherno a produrre un impaginato per sintetizzare le sue conoscenze per poi pubblicarlo sullo stesso gruppo al fine di diffondere le sue conoscenze a tutti i membri del gruppo. Il tutto senza un intento “didattico”, ma solamente per mettere in difficoltà una persona e poterla denigrare ulteriormente. Circa una settimana dopo, sul gruppo si vide il post del “dissidente” che aveva prodotto la guida richiesta in modo preciso e puntale, non a caso venne scaricata più di mille volte nel giro di pochi giorni. Probabilmente feriti nell’orgoglio per non essere riusciti ad annichilire l’autore della guida, gli stessi adepti precedenti ripresero la loro opera denigratoria fino ad eliminare il post perché il regolamento vietava di inserire link esterni al gruppo, nel caso specifico il rimando al sito personale aveva il solo scopo di permettere il download, in forma totalmente gratuita e senza registrazione, del file PDF contente la guida. Pochi minuti dopo l’eliminazione del post, ne comparve un altro in cui era assente il link e si invitavano gli interessati a scaricare la guida mediante messaggio privato all’autore o email. Neppure questa soluzione (permessa dal regolamento) andava bene agli amministratori che eliminarono il post ed allontanarono il soggetto in questione.
In questa occasione è chiaro l’intento di mantenere lo status quo del gruppo anche a costo di perdere una occasione di apprendimento o, perlomeno, di confronto che avrebbe portato beneficio al gruppo in quanto si sarebbe arricchito di nuovi contenuti fruibili da tutti gli utenti. Si sarebbe potuta creare una sinergia tra gli amministratori e l’autore della guida con benefici per entrambi i soggetti.
In conclusione è doveroso sottolineare che questi aspetti sono caratteristici della quasi totalità dei gruppi fotografici su Facebook, ma esistono delle “oasi felici” in cui c’è un clima sereno e costruttivo, i meno esperti chiedono e, soprattutto, accettano i consigli, le critiche e i pareri dei più esperti. I fotografi con più esperienza dedicano il loro tempo a commentare le immagini pubblicate per aiutare chiunque a migliorare senza che ci siano invidie, rancori o “sottogruppi” dediti all’adorazione di un o dell’altro autore.
Gli amministratori gestiscono correttamente gli utenti grazie anche alle loro conoscenze pregresse, alla loro cultura e alla imparzialità nel momento in cui sono chiamati a “risolvere” questioni spinose e dinamiche interpersonali frutto, magari, di avvenimenti estranei al social network.
Questi gruppi sono facilmente identificabili dopo poco tempo e vanno privilegiati rispetto a quelli in cui manca tutto ciò.
Si deve ammettere che questa caratteristica di “collaborazione” e sostegno tra i diversi membri è molto più presente nei gruppi stranieri.

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